Basilio Valentino
ovvero l' Occulta Opera Aurea dei Filosofi
A cura di Manuel Insolera
Pagine: 128
Dalle 9:45 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:45 - NON SPEDIAMO
Vendiamo anche Carte dei Tarocchi, Sibille, Oracoli, Rune e Pendoli
Incensi, Campane Tibetane, Cristalli, Bracciali e Collane in vere Pietre dure semipreziose.
e non effettuiamo spedizioni
Quest'opera, del 1613, è stata attribuita a Basilio Valentino in occasione della sua traduzione francese, di David Laigneau, pubblicata nel 1624 a Parigi. Basilio Valentino, il cui nome diviene e rimane ben presto leggenda o verità pseudonima di un monaco benedettino di Erfurt del XV secolo. Nel testo che presentiamo, tradotto dall'edizione latina riproposta nelle collezioni tradizionali come il Theatrum chemicum o Bibliotecha Chemica Curiosa, egli si disvela di fatto come coerente convergenza di un'alchimia ormai corredata dalla pratica paracelsica e di un'ideologia rosacruciana con le sue note asprezze riformiste e antiromane. Il trattato è diviso in due parti. La prima, in forma di dialogo, sposa le tesi di un abbandono al fervore sapienziale, esortando ad un'esercitazione riflessiva che partendo dal "Libro della Natura", contrappunti con ragionata modestia il desiderio al compimento della fede. In tal modo l'iniziando è esortato ad integrare la propria devozione con l'esercizio di una pia procedura che miri all'invenimento alchemico: la rielaborazione operante dello stato di grazia primigenio, condotta rammentando costantemente la vicenda salvifica di Cristo archetipo alchemico per eccellenza. La seconda parte, pratico-operativa, usualmente corredata da quindici illustrazioni, qui riproposte, offre al lettore una teoria di testi ermetici tradizionali pronti ad ingaggiare con chi legge una vera e propria sfida immaginale. Una serie di "quesiti" non ricercanti spiegazioni se non nel loro intimo accento e nella meditata filologia di ciascun lettore. Com'è noto d'altronde l'enigma, la decostruzione del proprio orgoglio razionale, sono sempre il tacito sfondo di un testo alchemico. Il quesito irresolvibile può infatti far riverberare, per Grazia, nel nostro indurito flusso di coscienza, quell'Azoth "proteico e camaleontico" con cui cripticamente si ripropone il coraggio della semplicità devozionale nascosto, ma non umiliato dalla lussureggiante foresta metaforica del dettato alchemico.