Profeti posteriori
Testo ebraico e traduzione italiana a fronte
A cura di: Rav Dario Disegni
Pagine: 752
Rilegato in tela con sovraccoperta
Dalle 9:45 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:45 - NON SPEDIAMO
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I rabbini sostennero che la profezia era cessata quando fu distrutto il Secondo Tempio. Questa presa di posizione era necessaria per legittimare la loro stessa impresa: l'interpretazione di un canone, già fissato e chiuso, di libri sacri. Essi arrivarono ad affermare che “un sapiente è meglio di un profeta”. Di fatto l'ultimo libro profetico entrato a far parte del canone biblico è, probabilmente, Malachia, scritto nel primo periodo del Secondo Tempio. Intorno al secondo secolo a.e.v., il fenomeno che aveva portato alla profezia era passato ad un tono apocalittico, che rivelava grandi “segreti” relativi al futuro e metteva ripetutamente in guardia contro i grandi cataclismi futuri. Queste opere erano spesso, falsamente, attribuite agli antichi, e si fregiavano di titoli come “Il testamento di Abramo” o “La visione di Enoch”. I rabbini dichiararono apertamente queste opere “libri estranei” e si rifiutarono di includerli nel canone. L'ebraismo post-biblico va al di là della normale profezia. Dio è tuttora presente ed accessibile nella vita quotidiana e può essere raggiunto attraverso la preghiera.
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